Come svolgere questo mestiere in proprio a condizioni vantaggiose
Fare il falegname con Partita IVA senza conoscere le normative fiscali è come tagliare una trave con un taglierino.
Avviare un’attività di questo genere senza prima considerare tutte le implicazioni e le diverse possibilità disponibili per aprire una Partita IVA potrebbe porti davanti ostacoli di vario tipo e causarti subito gravi perdite.
In questo articolo scoprirai come aprire la Partita IVA da falegname godendo di alcuni vantaggi significativi.
Il mestiere del falegname oggi
La lavorazione del legno è un’attività antichissima che, nonostante sia fondamentale nel campo dell’edilizia, sta perdendo appeal tra le nuove generazioni. Eppure, questo mestiere può dare grandi soddisfazioni professionali ed economiche.
Ancora oggi, sebbene le grandi catene come IKEA abbiano stravolto il mercato del mobile, chi cerca la qualità si rivolge a un bravo falegname per avere porte, infissi, cucine o camere che durino nel tempo.
Se sei attratto dal mondo della falegnameria, le strade per apprendere quest’arte sono principalmente due: trovare un maestro che ti conceda la possibilità di fare gavetta e ti insegni i segreti del mestiere dalla A alla Z, oppure frequentare un corso professionale.
Naturalmente, anche nel secondo caso è opportuno maturare una buona dose di esperienza sul campo prima di poter pensare di aprire un laboratorio. Una volta appresa la professione, sarai in grado di avviare la tua attività. Per farlo, dovrai aprire una Partita IVA.
Come si apre la Partita IVA da falegname
L’apertura di una Partita IVA è un passo molto importante nella vita professionale di una persona, e fare una chiacchierata con un buon commercialista prima di prendere decisioni sbagliate sarebbe indubbiamente una decisione saggia.
L’operazione in sé non è complicata: ti sarà sufficiente compilare un modulo scaricabile da Internet, il modello AA9/12, inserendo i dati richiesti. Tra questi, sono particolarmente rilevanti quelli riguardanti il codice ATECO e il regime fiscale.
Il primo è il codice che identifica il tipo di attività che svolgerai, ed è importante indicare quello corretto per evitare eventuali sanzioni in caso di controlli (per la categoria della falegnameria, il codice ATECO da inserire è 16.23). Per quanto riguarda il regime fiscale, invece, è quell’insieme di regole e normative che sarai tenuto a rispettare nella conduzione della tua attività.
Per svolgere la professione di falegname in proprio, oltre ad aprire la Partita IVA, dovrai iscriverti all’INPS, alla Camera di Commercio e presentare la SCIA (segnalazione certificata di inizio attività) al comune di residenza.
Ora voglio spiegarti perché quella del regime fiscale da adottare è la scelta più importante quando si avvia un’attività da artigiano.
Leggi anche: Travel designer e Partita IVA: come aprirla a condizioni vantaggiose
Il regime forfettario per la categoria dei falegnami: i principali vantaggi
Nel caso non lo sapessi, in Italia esistono tre tipi di regime fiscale adoperabili: il regime ordinario, quello semplificato e quello forfettario. Ma solamente il regime forfettario ti consentirebbe di accedere a una serie di importanti benefici che potrebbero fare la differenza sia a livello economico che gestionale.
Per poterlo adottare è necessario rispettare alcuni requisiti vincolanti, il principale dei quali è il rispetto del limite di fatturato annuo, fissato a 65.000 €.
Ora ti spiego quali sono i vantaggi di questo regime fiscale.
Le semplificazioni contabili per un falegname
Aprendo una Partita IVA forfettaria, avresti l’opportunità di dedicarti anima e corpo alla tua attività professionale, senza spendere tempo, energie e soldi per tutta una serie di magagne burocratiche tipicamente italiane. Questo tipo di inquadramento, infatti, prevede una serie di semplificazioni gestionali e contabili di rilievo.
Rispetto ai regimi ordinario e semplificato, il forfettario non prevede l’obbligo di fatturazione elettronica, ed esonera dalla presentazione del modello ISEE e degli studi di settore.
Ma c’è dell’altro.
Con una Partita IVA a regime forfettario saresti esonerato anche dall’IVA (niente dichiarazioni e liquidazioni periodiche) e dalla ritenuta d’acconto. Ciò significa che non solo incasserai sempre il 100% dei tuoi compensi, ma anche che le tue tariffe saranno più appetibili; a differenza dei tuoi concorrenti, infatti, non applicherai l’IVA alle tue fatture, assicurando ai tuoi clienti un notevole risparmio.
Interessante, vero? Beh, se ti senti elettrizzato davanti a simili vantaggi, immagino quanto entusiasmo ti darà ciò che sto per dirti riguardo alla tassazione.
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Le agevolazioni fiscali per un falegname
Voglio evitare di tenerti sulle spine su un tema così importante, quindi te lo dico e basta: il regime forfettario ha la tassazione più bassa in Italia e tra le più basse in Europa.
Gli altri regimi fiscali prevedono un’aliquota IRPEF minima del 23%, variabile in base agli scaglioni di reddito. Nel regime forfettario, invece, non solo non dovrai pagare le imposte facendo riferimento a questo sistema, ma non dovrai versare nemmeno l’IRAP (imposta regionale sulle attività produttive) e le addizionali comunali e regionali.
Questo, perché in nel regime forfettario è prevista un’aliquota sostitutiva unica, che può essere del 15% o del 5% (riservata alle start up per i primi cinque anni di attività). Il calcolo delle imposte è molto semplice perché non si basa sulla differenza tra ricavi e costi, ma sul coefficiente di redditività, ovvero un valore percentuale assegnato a ogni attività in base al codice ATECO.
Per l’attività di falegname, il coefficiente di redditività è del 67%, quindi le tue imposte verranno calcolate sul 67% dei tuoi ricavi annui senza alcun bisogno di calcolare le spese realmente sostenute, che vengono scalate in maniera forfettaria.
Quanti contributi paga un falegname?
Svolgendo la professione di falegname con Partita IVA dovrai occuparti in prima persona del versamento dei tuoi contributi previdenziale, e sarai obbligato a iscriverti alla gestione artigiani e commercianti INPS.
Questa sezione contributiva prevede un contributo fisso annuale di circa 3.800 € da pagare in quattro rate, più un contributo del 24% (o del 21,9% se hai meno di 21 anni) per l’eccedenza sul reddito minimale di 15.953 €.
Questo se operi negli altri regimi fiscali. Nel regime forfettario avrai invece la possibilità di richiedere una riduzione dei contributi del 35%, sia sui minimali che sulla parte in eccesso. Tale richiesta deve essere presentata entro il 28 febbraio.
Leggi anche: Partita IVA da mediatore familiare: perché scegliere il regime forfettario
In conclusione
In questo articolo ho voluto evidenziare i vantaggi a cui potresti accedere adottando il regime forfettario nella tua attività di falegname.
Per poterli sfruttare, però, avresti bisogno di conoscere nel dettaglio tutte le regole e le casistiche tipiche di questo regime fiscale. Molto spesso, però, nemmeno i “commercialisti tradizionali” sono sufficientemente informati e aggiornati a riguardo.
Per questo, ormai da qualche anno, ho deciso di specializzarmi nel regime forfettario e di sviluppare un servizio di consulenza online per dare supporto ai professionisti che intendono adottarlo.
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A presto
Giampiero Teresi
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